VI è mai capito di dover rispondere ad una frase detta davanti alla macchinetta del caffè del tipo “Non ti permettere mai più di scrivermi una mail così!”
Difficile, vero? D’istinto cosa verrebbe da fare? Forse nulla. Ci si troverebbe talmente spiazzati che non saremmo pronti a reagire nel modo corretto. Ma quindi, cosa sarebbe giusto fare?
Senza immaginare frasi fatte e colloqui che seguano un copione, vogliamo invitarvi a capire innanzitutto perché avvengono questi tipi di dialoghi in azienda. Quali sono i veri motivi?
É sempre necessario ridimensionare tutto al focus della discussione. Invece di reagire d’impulso, bisogna concentrarsi sul contenuto. Di cosa stiamo parlando e perché?
- Quali sono le ragioni delle vostre richieste?
Le attività al lavoro sono sempre molte e spesso ci si trova costretti a switchare continuamente da un task ad un altro e non si presta attenzione a cosa si scrive e come lo si scrive. Questo può portare fraintendimenti, malintesi e quindi conflitti in ufficio.
Prendete il giusto tempo per prepararvi alla vostra attività quando coinvolge altri colleghi e spiegate sempre le ragioni di una tale richiesta. Non datela per scontato.
- Cosa vi aspettate dal vostro collega?
Chiarite subito cosa vi porta a richiedere un determinato lavoro e perché avete chiesto proprio a lui/lei. Fate riferimento alle sue competenze o esperienze e fate capire cosa vi aspettate.
- Siate sempre disponibili
Questa volta è toccato a voi chiedere per primi un lavoro al vostro collega o alla vostra collega. E la prossima volta? Magari i ruoli si invertiranno? E quindi, mostratevi sempre disponibili a collaborare e chiarite sempre le vostre posizioni e i vostri carichi di lavoro perché in ufficio ci si trova sempre ad incrociarsi prima o poi.
- Ridimensionate
Sì, perché spesso si tende ad ingigantire le questioni invece di smorzarle. Riprendete il vero contenuto della discussione e riportate tutto a scambi di senso con i vostri colleghi.
“Ogni conflitto è l’espressione tragica di un bisogno non soddisfatto.“
(MARSHALL B. ROSENBERG) – Le parole sono Finestre [oppure muri]

